Complesso di inferiorità: come riconoscerlo e superarlo
Sentirsi a volte inferiori agli altri è umano. Diventa un complesso quando quel sentimento detta le scelte: cosa provi, cosa eviti, con chi ti confronti.
Questo articolo contiene link affiliati Amazon ai libri citati: se acquisti, riceviamo una piccola commissione senza costi aggiuntivi per te. Come funziona.
Da dove viene l’espressione
L’idea di complesso di inferiorità è legata allo psichiatra austriaco Alfred Adler, contemporaneo di Freud. Per Adler il sentimento di inferiorità è universale: tutti nasciamo piccoli e dipendenti, circondati da adulti più capaci. Quel sentimento, di per sé, è una spinta a crescere.
Il complesso nasce quando il sentimento di inferiorità diventa così forte e radicato da bloccare invece di spingere. A quel punto la persona può reagire in due modi opposti: ritirarsi, oppure compensare con atteggiamenti di superiorità.
I segnali più comuni
- Ti confronti continuamente con gli altri, e quasi sempre ne esci perdente.
- Fatichi ad accettare i complimenti e li attribuisci alla gentilezza altrui.
- Eviti situazioni nuove per paura di non essere all’altezza.
- Ti senti a disagio quando sei al centro dell’attenzione.
- Sei molto sensibile alle critiche, anche quelle costruttive.
- Oppure, al contrario, ti vanti, sminuisci gli altri, hai bisogno di avere sempre ragione: è il «complesso di superiorità» che Adler vedeva come una maschera dello stesso problema.
Da dove nasce
Le cause sono spesso intrecciate: un ambiente familiare che confrontava i figli tra loro, critiche frequenti, bullismo, un aspetto fisico o una condizione che ci ha fatto sentire diversi, un fallimento vissuto come una prova definitiva. Anche la cultura dei social, con il confronto costante con vite ritoccate, ci mette del suo.
Capire le cause aiuta, ma non è indispensabile per iniziare a cambiare. Il complesso si mantiene nel presente, ed è nel presente che si può lavorare.
Cinque passi per superarlo
1. Accorgiti del confronto
Ogni volta che ti sorprendi a confrontarti, fermati e chiediti: con chi mi sto confrontando? In cosa? È un confronto giusto? Spesso confrontiamo il nostro punto debole con il punto forte di qualcun altro.
2. Cambia metro di paragone
L’unico confronto utile è con te stesso nel tempo. Cosa sai fare oggi che un anno fa non sapevi? Cosa hai superato?
3. Elenca i tuoi valori, non i tuoi successi
Il complesso di inferiorità misura il valore di una persona con un solo metro: risultati, aspetto, soldi, status. Ma tu non sei la tua prestazione.
Esercizio: I tuoi valori
Scrivi cinque cose a cui tieni davvero nella vita (onestà, famiglia, curiosità, libertà, gentilezza…). Per ciascuna, scrivi un esempio recente in cui hai agito in coerenza con quel valore. Ecco una misura del tuo valore che nessun confronto può toglierti.
4. Prova, sbaglia, riprova
Il complesso si nutre di evitamento: se non provi, non scopri di poter riuscire. Scegli una cosa piccola che eviti per paura di non essere all’altezza e falla, accettando in anticipo che potresti farla male. È il modo più veloce per accumulare prove contro la voce che ti dice «non sei capace».
5. Contribuisci
Per Adler il rimedio al sentimento di inferiorità era il sentimento sociale: sentirsi parte di una comunità e contribuire al suo benessere. Aiutare qualcuno, fare volontariato, insegnare quello che sai sposta l’attenzione da «quanto valgo?» a «a cosa servo?». È una domanda molto più facile da reggere.
Quando farsi aiutare
Se il senso di inferiorità ti impedisce di lavorare, di avere relazioni, ti fa evitare la maggior parte delle situazioni sociali o si accompagna a tristezza persistente, parlane con uno psicologo. È un tema su cui la psicoterapia lavora molto bene.
Domande frequenti
Il complesso di inferiorità è una malattia?
No, non è una diagnosi clinica. È un concetto psicologico che descrive un modo di sentirsi e di comportarsi. Può però accompagnarsi a disturbi come ansia sociale o depressione, che vanno valutati da un professionista.
Come si comporta una persona con complesso di inferiorità?
Può essere molto timida, evitante e autocritica, oppure, al contrario, arrogante e competitiva. Le due facce nascono dallo stesso sentimento di non valere abbastanza.
Qual è la differenza con la bassa autostima?
Sono molto vicini. La bassa autostima riguarda il giudizio generale su di sé; il complesso di inferiorità mette l’accento sul confronto con gli altri. Leggi anche come migliorare l’autostima.
Per approfondire
Il coraggio di non piacere
Un dialogo sulla psicologia di Alfred Adler: smettere di vivere per l'approvazione altrui.
Per chi: Chi è bloccato dal giudizio degli altri.
Vedi su AmazonI sei pilastri dell'autostima
L'autostima come pratica quotidiana, non come sensazione.
Per chi: Chi vuole lavorare sull'autostima con esercizi concreti.
Vedi su Amazon